il deserto fiorirà

Verona Minor Hierusalem

Verona minor Hierusalem - Sant'Elena

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Gli articoli sulle singole chiese verranno aggiornati di volta in volta con le notizie interessante che reperiremo su di esse.

La Chiesa di Sant'Elena, in realtà è dedicata ai Santi Giorgio e Zeno, la dedicazione a Sant'Elena nacque dal popolo. Venne costruita sulle fondamenta di un luogo di culto paleocristiano già esistente per volontà dell'arcidiacono Pacifico. Fu consacrata nel 813, ma subì gravi danni durante il terremoto del 1117 che portarono a una ricostruzione e a una riconsacrazione nel 1140.  

La tradizione vorrebbe che qui ci fosse stato un antico tempio dedicato a Minerva e le terme pubbliche, ma le campagne di scavi condotte sino ad oggi non hanno trovati elementi tali da confermarla. Sappiamo invece che lì di fronte passava il terzo cardo sinistro della città e di cui ne è rimasto una parte di fronte alla facciata della chiesa. Inoltre, molto probabilmente la zona era molto vicina a uno scalo commerciale sul fiume Adige.

L'attuale chiesa è stata eretta su una precedente basilica che risale alla prima metà del IV secolo  che era stata già oggetto di una ricostruzione, almeno in parte, all'epoca del vescovo Zeno (362-372 d. C.) ed è a questo periodo che si possono ricondurre il rialzo dei pavimenti e i mosaici. Già da allora sembra che esistesse un battistero posto, all'incirca, dov'è ora San Giovanni in Fonte, una Schola Sacerdotum e uno Scriptorium di cui abbiamo prove certe dal 517 in poi, ma che è presumibile pensare fossero in essere già prima per l'organizzazione e la formazione dei sacerdoti veronesi. Si è anche ipotizzata l'esistenza di un'altra chiesa situata a sud e che avrebbe dato all'insieme l'aspetto di un complesso a cattedrale doppia come a Ginevra e Lione, ma non si è trovata ancora alcuna prova al riguardo.Tale seconda chiesa sarebbe stata del tutto abbandonata tra il VII e l'VIII secolo, comunque prima del'806 quando un incendio distrusse il vescovado e probabilmente anche questo secondo edificio. Agli inizi del IX secolo troviamo la chiesa dei Santi Giorgio e Zeno, l'attuale S. Elena, di molto allargata rispetto all'edificio precedente, in modo da comprendere ora anche parte della seconda chiesa, ormai persa.

Qui, il 20 gennaio del 1320 come riporta la lapide a destra dell'ingresso, Dante lesse pubblicamente la sua "Quaestio de aqua et terra" (un'opera latina sulla forma delle acque e della terra).

Intorno al 1573 venne costruita, per opera di Bernardino Brugnoli (1539 - 1584 architetto), la cappella principale che presenta una pianta quadrata e ha un bell'arco, monumentale, d'accesso. Dello stesso artista è l'altare maggiore, di legno, mentre la pala, il quadro, posto sopra che ritrae la Madonna col Bambino e i Santi Stefano, Zeno, Giorgio ed Elena è di Felice Brusasorci (1539 - 1605 detto anche Brusasorzi, pittore manierista e precursore di alcune tendenze barocche), sempre del cinquecento. 

Alle pareti è possibile ammirare un coro di legno intagliato del XV secolo sulla cui provenienza, però, non siamo certi. 

A destra si trova la cappella della Santa Croce preceduta da un arco del cinquecento, mentre l'altare è del XVIII secolo con un dipinto che vede la Madonna e il Bambino Gesù tra Sant'Elena, Santa Caterina e Giovanni Nepomuceno (cioè di Nepomuk. Sacerdote canonico della cattedrale di Praga fu proclamato santo nel 1729. E' il patrono della Boemia) ed è opera del 1735 di Pietro Antonio Rotari (pittore veronese). 

Il trittico, a fianco dell'altare, che vede la Madonna col bambino in trono, tra San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista è del XIII secolo e opera di Giovanni di Rigino (scultore veronese del 1315-20 circa).

La cappella di S. Nicolò ospita un altare scolpito da Giuseppe Antonio Schiavi (scultore veronese 1686 - 1758) nel 1738, invece il dipinto che rappresenta il Cristo redentore con San Francesco di Sales e San Filippo Neri è di Giovanni Salvaterra. 

All'interno si trova anche una campana del 1384 opera del magister Jacobus o Mastro Jacopo, un fonditore molto attivo a Verona nella seconda metà del XIII secolo, specializzato in campane la cui altezza superava quella del diametro, caratteristica tipica delle campane medievali. 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 04 Maggio 2012 10:03 )
 

Santo Stefano

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L'attuale chiesa di Santo Stefano venne costruita nel 415 d. C. presso l'Adige, appena al di là della Porta Claudia Augusta  (vicino all'odierno Ponte Pietra), sorse su una delle aree cimiteriali romane esterne alle mura cittadine. Fu demolita, almeno in parte, nel 521 perché l'imperatore Teodorico voleva circondare di mura il colle di San Pietro. Comunemente si ritiene questa chiesa sede vescovile almeno fino al VIII secolo quando viene edificata l'attuale Duomo, Santa Maria Matricolare.

 

Bibliografia

Mario Patuzzo, San Zeno - Gioiello d'arte romanica - Ed. La Grafica, maggio 2010, pg. 37 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 05 Giugno 2012 14:56 )
 

Verona minor Hierusalem - Sant'Elena

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Gli articoli sulle singole chiese verranno aggiornati di volta in volta con le notizie interessante che reperiremo su di esse. 

Venne edificata grazie all'arcidiacono Pacifico su un luogo di culto paleocristiano già esistente. Venne consacrata nel 813, ma subì dei gravissimi danni nel terremoto del 1117, ragion per cui fu ricostruita e riconsacrata nel 1140. 

Ultimo aggiornamento ( Martedì 05 Giugno 2012 14:55 )
 

Santo Stefano

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Questa chiesa non è inserita nel percorso della Minor Hierusalem, ma è talmente ricca di significati storici-artistici-religiosi e vicina all'itinerario che si può scegliere di visitarla come tappa aggiuntiva o come semplice curiosità. 

La chiesa di Santo Stefano venne eretta nel 415 d. C. nella zona che si trovava appena fuori la Porta Claudia Augusta, al di là dell’Adige, presso l’attuale Ponte Pietra, in zona cimiteriale romana. La chiesa fu poi, in parte, demolita nel 521 perché re Teodorico voleva circondare di mura il colle San Pietro. E’ molto probabile, anche se non certo, che fino all’VIII secolo, quando venne ricostruita Santa Maria Matricolare, l’attuale duomo, fosse questa chiesa ad essere sede vescovile.

 

Bibliografia

Mario Patuzzo, San Zeno – Gioiello d’arte romanica – Ed. La Grafica, maggio 2010 – pag. 37

Ultimo aggiornamento ( Martedì 03 Aprile 2012 09:00 )
 

La reliquia del Preziosissimo Sangue presso la chiesa del SS. Redentore del cimitero di Verona

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Il cimitero

Il cimitero di Verona è stato realizzato  in un periodo, quello dell'inizio del XIX secolo che ha rappresentato per Verona un momento molto ricco di eventi politici e di profonde trasformazioni sociali ed economiche, dalle Pasque veronesi (1797), al crollo della Repubblica Veneta, a Napoleone, al trattato di Campoformio (1797) con la divisione della città in due, al trattato di Lunéville (1801), al Regno d'Italia fino ad arrivare a divenire sede del Lombardo-Veneto (1826). Un periodo piuttosto importante anche per la definizione dell'immagine di Verona per la sistemazione della piazza Brà, un vero banco di prova per gli architetti di allora. La vicenda della realizzazione del cimitero pubblico per la città di Verona prese avvio nel 1804, quando la Municipalità veronese ne deliberò la costruzione. Le strutture cimiteriali allora esistenti erano presso la chiesa della Santissima Trinità, dove nel '700 erano stati sepolti in fosse comuni i soldati veneti caduti ed era riservato per la gente meno abbiente della città, mentre per i signori e i nobili della città c'erano i chiostri di San Bernardino. Molteplici furono i tentativi di trovare un luogo per la realizzazione del cimitero di Verona che vide, dopo i falliti tentativi di un camposanto a san Rocco, fuori porta San Giorgio, il progetto di ampliare l'area di san Bernardino, ma implicava onerosi espropri oltre a venire a occupare un vasto suolo all'interno della cinta muraria. La normativa francese di Saint Cloud (1804), recepita dal decreto del 1817 imponeva per ragioni igienico sanitarie la realizzazione di cimiteri e sepoltura al di fuori della cinta muraria della città. Un’altra proposta, quella della realizzazione fuori da Porta Nuova non risultava possibile per motivi militari, infatti nel 1826 Verona era diventata sede del comando delle forze armate del Lombardo-Veneto e centro logistico militare, che includeva una serie di opere di difesa per la città. Solo alla fine del 1826 si riuscì a individuare il luogo che corrispondesse alle esigenze igienico sanitarie, militari e patrimoniali, questo luogo era sito fuori dalla Porta Vittoria. Nel 1828 il progetto definitivo presentato dall'ingegnere architetto Giuseppe Barbieri, l'allora capo degli ingegneri municipali, venne approvato. Il progetto prevedeva un recinto quadrato, a sua volta ripartito in quattro parti e con annessi due emicicli laterali. La struttura si trova in diretto rapporto con la città e per il suo tipo di impianto a quadrato con una forte connotazione urbanistica. La costruzione ebbe inizio l'anno seguente in stile neoclassico. La severità dell'ordine dorico greco scelto per i porticati interni e l'ingresso rivelano le suggestioni dell'architettura giacobina, mentre l'organizzazione funzionale respira del clima di restaurazione delle gerarchie sociali imposto dalla dominazione austriaca. Infatti le aree scoperte destinate alla sepoltura nella terra nuda erano per le persone meno abbienti, mentre le due anse laterali in forma di Pantheon erano dedicate una ai veronesi illustri, Ingenio claris, e l'altra ai  militari, Beneficiis in patriam, infine le tombe delle famiglie più cospicue sono sotto le ali porticate. Dopo la morte nel 1838 del Barbieri il cimitero fu compiuto dal Francesco Ronzani. Degne di nota sono le sculture sepolcrali del tardo ottocento presenti nei porticati interni.

 La presenza dei Frati minori presso il cimitero

La presenza dei frati Minori, della provincia veneta riformata di san Francesco, a custodia del cimitero monumentale è dovuta all’offerta fatta a loro da parte del Comune di Verona nel 1842. Come abitazione venne loro assegnato l'annesso edificio, che fu ampliato nel 1846, in quanto il Barbieri prevedeva solo la presenza di un cappellano e non di una comunità di religiosi. Inizialmente, prima dell'arrivo dei frati minori, l'assistenza religiosa ricadeva sui sacerdoti della vicina parrocchia di S. Paolo. I frati iniziano la loro presenza dal 14 settembre 1843 e inaugurarono la loro dimora il 1 novembre dello stesso anno. A guidare il convento il 1 maggio 1844 veniva eletto P. Benvenuto da Bergamo, mentre il 16 giugno di quell'anno veniva benedetto il cimitero e dedicata la chiesa al Santissimo Redentore. Nel 1866 con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia, si applicarono anche a Verona le leggi Siccardi che riguardavano la negazione del riconoscimento degli ordini religiosi e la loro conseguente capacità patrimoniale. Solo il fatto di abitare in una struttura comunale svolgendo l'attività di custodia e cura del cimitero, salvò dallo sfratto i frati. Il numero dei frati sacerdoti si ridusse e dovettero scambiare l'abito francescano per quello presbiterale, mentre i frati laici per quello borghese. Domenica 3 luglio 1881 venne costituita la Pia Unione del Preziosissimo Sangue e del Perpetuo Suffragio grazie a P. Anselmo Gaspari da Val di Porro. Nell'aprile 1892 il Comune separò la custodia dall'ufficiatura, prendendo alcuni locali per il servizio di custode. Il 6 luglio 1941 (festa del SS. Sangue) alla presenza del pronotario apostolico Mons. Manzini oltre che ai superiori dell'Ordine venne inaugurato il nuovo altare, opera dello scultore Ruperto Banterle e un nuovo organo della ditta Mascioni di Cuvio (Varese). Il convento venne distrutto da bombardamenti tra il 1944 e il 1945, successivamente ricostruito subì però un grave incendio nella notte tra l'8 e il 9 agosto 1956 con un ammontare dei danni pari a 10 milioni di Lire dell'epoca. Il restauro fu a cura dell'Ufficio Tecnico Municipale, in quanto struttura di proprietà del Comune di Verona. Il convento, in vari periodi, fu sede del noviziato, il tempo propedeutico all'entrata nell'Ordine e anche del periodo post-noviziato, dedicato alla formazione. Dal 1965 fu sede anche del Centro Francescano 'Magistero Episcopale', che aveva il compito di pubblicare le Lettere Pastorali dell'Episcopato Italiano ed estero, attività svolta fino alla chiusura del convento avvenuta il primo ottobre 2006. Da allora la cura e la custodia è passata al clero della Diocesi di Verona. Il fondo librario antico, costituito da volumi e manoscritti, venne trasferito nella biblioteca di San Francesco della Vigna a Venezia.

 

La reliquia

La presenza della reliquia del Preziosissimo Sangue di Gesù, presso la chiesa del SS. Redentore, presso il cimitero di Verona, pare sia dovuta a Mons. Andrea Avogadro, vescovo di Verona dal 1790 al 1805. Il prelato trovatosi a Venezia nel 1790 ne venne in possesso, intingendone alcune garze da un'ampolla custodita nella chiesa parrocchiale di san Simeone profeta. La reliquia era giunta a Venezia dopo la IV crociata nel 1204 da Costantinopoli e faceva parte del reliquie raccolte e conservate da sant'Elena. Alla morte di Mons. Avogrado la reliquia passò nelle mani del frate minore P. Arcangelo Bianchi, che ne fece dono alla chiesa del cimitero, per mezzo del confratello P. Benvenuto da Bergamo nel 1856.

 

Origine e sviluppi della Festa del Preziosissimo Sangue di Gesù

La venerazione del Preziosissimo Sangue e delle annesse reliquie è presente nella pietà cristiana da tempo remoto ed è legato al sacramento eucaristico e alla Passione di Cristo. I luoghi dove sono venerate le reliquie del Sangue sono quelle di Reichenau sul lago di Costanza in Germania (dove studiò anche l’arcidiacono Pacifico), con la traslazione del 923, di Mantova che vennero ritrovate nel 1045, di Weingarrten presso Ravensburg in Germania del XI sec., di Ferrara del 28 marzo 1171 e Bruges in Belgio del XII sec..

La venerazione e il culto liturgico continuarono e si diffusero in modo particolare nel Settecento. La celebrazione annuale è però legata alla reliquia custodita nella chiesa di San Nicola in Carcere a Roma, costituita da un lembo del mantello del centurione che trafisse Gesù. Quel lembo infatti si sarebbe bagnato del sangue e acqua usciti dal costato di Gesù. I principi Savelli di Roma nel 1708 donarono la reliquia alla chiesa di san Nicola, dove nella prima domenica di giugno di ogni anno si iniziò a celebrare la festa del Preziosissimo Sangue. Nel 1808, primo centenario della donazione, il canonico Francesco Albertini fondò una Pia Associazione in onore del Preziosissimo Sangue. Nel 1815 don Gaspare del Bufalo prese ispirazione per fondare la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Nel 1849 Pio IX durante l'esilio a Gaeta incontrò don Giovanni Merlini, missionario del Preziosissimo Sangue, il quale predisse la fine dell'esilio qualora avesse esteso la festa a tutta la Chiesa. Il 10 agosto 1849, dopo il suo ritorno dall'esilio, con il decreto Redempti sumus Pio IX estese universalmente la festa del Preziosissimo Sangue, fissandola alla prima domenica di luglio. Pio X la trasferì fissandola al 1° luglio, mentre Pio XI nel 1934 innalzò la festa al grado di solennità, favorendo una ripresa della devozione e la fondazione di numerose congregazioni dedicate al Preziosissimo Sangue, tra queste quella veronese nel 1948 delle Povere Ancelle del Preziosissimo Sangue-Cenacolo della Carità. Nel 1969 Paolo VI con la riforma del calendario la unì alla festa del Corpus Domini e da allora si celebra in tutta la Chiesa come Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. A seguito del concilio Vaticano II si ha la riammissione dei fedeli alla comunione eucaristica sotto le due specie (SC 55).  Da ricordare per la devozione nella Diocesi veronese che nel 1836 san Gaspare del Bufalo nominò don Gaspare Bertoni (1777-1853), fondatore dei Stimattini, quale 'aggregatore' per la zona di Verona in quanto particolarmente devoto al Preziosissimo Sangue. Così pure santa Maddalena di Canossa (1774-1835), dalla quale Rosmini mutuò le formule delle sette Commemorazioni dello spargimento del Preziosissimo Sangue del Signor nostro Gesù Cristo e i Riflessi cavati dalle Sette Commemorazioni. Altre reliquie del Preziosissimo Sangue in Diocesi sono a S. Ambrogio di Valpolicella venerata fin dal 1726; presso la chiesa di santa Chiara in Verona lasciata da don Guido Arcozzi (1823-1892), dove il 4 luglio 1880 venne fondata l'Aggregazione in onore del Preziosissimo Sangue, trasferita nel 1966 con lo spostamento del monastero delle suore clarisse sacramentine sul colle di  san Fidenzio di Novaglie. Pare che anche mons. Daniele Comboni avesse portato con sé una reliquia del Preziosissimo sangue in Africa. Un manoscritto del 1761 della parrocchia di Mezzane di Sopra documenta la devozione al Preziosissimo Sangue con le preghiere delle sette principali effusioni del Sangue di Gesù, che rimandano alla circoncisione, agonia nell'orto, flagellazione, coronazione di spine, Gesù caricato della croce e spogliato, inchiodato nella crocifissione, trafitto dalla lancia. Nel luglio del 1881 viene istituita la Pia Unione del Preziosissimo Sangue e del Perpetuo Suffragio presso la chiesa del SS. Redentore del Cimitero, dove alla devozione veniva unita con la preghiera in suffragio dei defunti. Infine si può delineare diverse dimensioni della spiritualità e della devozione al Preziosissimo Sangue, quello mistico contemplativo dell’abbandono in Dio al Cristo sofferente, quello caritativo nell’assistenza e nell’istruzione e infine quello missionario in patria e ad gentes.

 Alessandro Corradi

 

Bibliografia

B. Barban, Il cimitero monumentale di Verona 1828-1928, Tip. Liziero, Verona 1928

P. Brugnoli, A. Sandrini, L'architettura a Verona dal periodo napoleonico all'età contemporanea, Banca Popolare di Verona, Verona 1994

D. Cervato, In sanguine agni. Don Giovanni Ciresola parroco e fondatore, Congregazione Povere Ancelle del Preziosissimo Sangue - cenacolo della carità, Verona 2003, 104-113

M. Pantarotto, La biblioteca manoscritta del convento di San Francesco Grande di Padova, Padova 2003

P. Zovatto, Storia della spiritualità italiana , Città Nuova, Roma 2002

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 15 Marzo 2012 09:34 )
 
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